GiovanniManzo

Ciao Giovanni, innanzitutto complimenti per questa nuova interpretazione dell' impressionismo.
Cosa è successo e come mai questo repentino cambio di stile ?
Andy e Basquit
“Da circa 18 anni ho raccontato a modo mio, attraverso il genere che ho chiamato Impressionismo Contemporaneo, le architteture delle metropoli, Napoli in particolare; un lasso di tempo notevole per spiegare cio' che avevo da dire in pittura e figurazione. Attraverso la grafica ho iniziato un nuovo modo di figurare le citta' e nello stesso tempo ho rivisitato in chiave moderna un genere pittorico, l'impressionismo”.
Sei passato dal raccontare metropoli a dipingere volti di personaggi famosi e animali.
“A mio parere è un passaggio obbligato perchè una volta dipinta una scena di vita quotidiana, la curiosita' mi ha spinto a guardare le persone, gli sguardi, immaginare cosa stessero pensando in quel preciso istante. Ovviamente quello che più mi interessa al momento è la descrizione pittorica di queste persone attraverso questo nuovo linguaggio. Per questo, inizialmente, ho scelto l' immagine di personaggi famosi oppure il mio cane, il volto di una giraffa”.
Brigitte
Hai già un idea dell’evoluzione di questo genere, delle dimensioni dei tuoi dipinti, dei colori che userai?
“Sperimento ogni giorno il tipo di colori, infatti ho inziato con l’olio, ho continuato con l’acrilico, fino ad approdare agli smalti. Quello che ho in mente e' descrivere le emozioni e la personalita’ delle persone attraverso i loro volti; voglio realizzare quadri di grandi dimensioni nei quali i soggetti ritratti dei committenti si identificano con l’immagine attuale e contemporanea che descrivo con il mio nuovo modo di dipingere”.
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Porto Expò 2017

Porto Expò 2017
Manifestazione di Arte contemporanea
Porto Turistico di Ostia
La manifestazione avrà luogo al Porto turistico di Roma dal 20 al 29 ottobre 2017
Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Ostia Lido - Roma

Inaugurato nel giugno del 2001, il Porto di Roma si trova immediatamente a sud della foce del Fiume Tevere a soli 10 minuti di auto dall'aeroporto internazionale di Fiumicino “Leonardo da Vinci” e dalle splendide rovine di Ostia Antica, nella zona di pasoliniana memoria dell'idroscalo di Ostia. La posizione è strategica anche per i collegamenti con il centro della città di Roma raggiungibile in pochi minuti con una linea di ferrovia me- tropolitana. Il complesso rappresenta un moderno concetto di porto turistico, fondato su strutture integrate in grado di offrire un grande gamma di servizi a 'mare' e a 'terra', opportunità ricettive sia a livello di business che per il tempo libero.
Expo 2017La Acca Edizioni Roma Srl in qualità di organizzatrice dell’evento, in collaborazione con la direzione del Porto turistico di Roma, e la Galleria Ess&rrE promuove la seguente manifestazione che proporrà artisti provenienti da tutta Europa ad esporre al Porto turistico di Roma dal 20 al 29 ottobre 2017.
L’evento avrà lo scopo di selezionare, promuovere, pubblicare, premiare ed inserire nel contesto del mondo artistico gli artisti di diverse categorie (pittura, scultura, fotografia, grafica, installazioni)ai quali sarà dato ampio risalto mediatico a mezzo tv, giornali, social, web.
Nel contesto della manifestazione verranno organizzati alcuni eventi collaterali legati allo spettacolo con alcuni comici di Zelig e Colorado, alla moda, cinema, musica, danza, che allieteranno il pubblico (previste circa 5.000 presenze giornaliere) e gli artisti partecipanti.

World Food ProgrammeDurante la manifestazione, grazie al prestigioso Patrocinio della FAO (WFP United Nation), sarà organizzata un’asta di beneficenza dove la Galleria Ess&rrE e gli artisti intervenuti doneranno alcune opere il quale ricavato sarà interamente devoluto alla suddetta associazione impegnata da sempre nello sviluppo del settore rurale e nella formulazione di programmi e politiche per la riduzione nella fame nel mondo.

Svolgimento

Inaugurazione il 20 ottobre 2017 con la presentazione degli artisti partecipanti ai quali verranno consegnate le pergamene di partecipazione e alcuni gadget degli sponsor della manifestazione.
La premiazione degli artisti avverrà il giorno 29 ottobre nella serata che sarà presentata da Antony Peth alla presenza del Dott. Alimberto Torri e Roberto Sparaci.

Selezione degli artisti
Gli artisti saranno invitati a compilare il modulo di partecipazione alla manifestazione con l’invio di 2/3 opere a mezzo mail in formato JPG 300 Dpi.
Gli artisti saranno invitati ad inviare una o più opere (a seconda della modalità scelta nella compilazione del modulo) che saranno esposte per tutta la durata della mostra.

Regolamento
La manifestazione è aperta a tutti gli artisti nelle seguenti sezioni: Pittura - Scultura - Fotografia - Grafica - Installazioni.
- Dimensioni delle opere:
Dipinti/foto/grafica non dovranno superare il formato max 130x130
Sculture h. cm. 100 max (in caso di dimensioni diverse la quota di adesione potrebbe variare)
Ogni artista potrà partecipare con una o più opere.
Le stesse dovranno essere inviate a carico dell’artista a mezzo spedizioniere, una volta accettata la candidatura, alla Galleria Ess&rrE che prenderà in carico le opere le quali saranno custodite secondo i canoni e assicurate a carico dell’organizza- zione dal giorno di ricezione e per tutto il periodo della manifestazione e verranno rispedite con il medesimo imballo sempre a carico dell’artista.
Si raccomanda un adeguato imballo per evitare ogni eventuale danno alle opere.

Modalità di partecipazione
Ogni artista dovrà inviare la propria candidatura compilando la scheda di adesione scaricandola la link in calce a questa pagina e spedirla per mail alla Galleria Ess&rrE al seguente indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Gli artisti potranno essere presenti per tutto il periodo della manifestazione.
In caso contrario ci saranno le persone dello staff che avranno facoltà, su mandato scritto dell’artista, di effettuare eventuali vendite delle opere.

Comitato Scientifico

  • Roberto Sparaci (Editore, curatore, organizzatore eventi, gallerista)
  • Dott. Alimberto Torri (Scrittore, direttore artistico rivista Art&trA, artista) 
  • Prof. Francesco Buttarelli (Professore di lettere, scrittore, critico d’arte, saggista)
  • Elvino Echeoni (Artista, curatore, organizzatore eventi, gallerista, musicista)
  • Dott. Alessandro Paltoni (Commercialista, revisore contabile, ex Consigliere X Municipio)
  • Dott. Giuseppe Sorrentino (Imprenditore, artista)
  • Marcello Ciabatti (Presentatore tv e radio, critico d’arte, gallerista, artista)
  • Claudio Alicandri (Artista, organizzatore eventi per i rapporti con l’estero)
  • Giorgio Bertozzi (Curatore, organizzatore di eventi, critico d’arte)
  • Dott.ssa Marilena Spataro (Giornalista, Curatrice, organizzatrice di eventi, critico d’arte)
  • Enrica Verdinelli (Artista, Segreteria Organizzativa dell’Evento)
  • Sandra Inghes (Artista, Segreteria Organizzativa dell’Evento)
Premi
L’ organizzazione metterà a disposizione tre fasce di premi di seguito specificati:

1° premio:   2 settimane di mostra personale presso la galleria Ess&rrE di Roma
2° premio:  1 settimana di mostra personale presso la galleria Ess&rrE di Roma
3° premio:  1 anno di pubblicazione nella rivista Art&trA (6 numeri)

Tutti gli artisti avranno una pubblicazione gratuita nell’Annuario d’Arte Moderna “Artisti contemporanei” 2018

Il Dott. Alimberto Torri e Roberto Sparaci selezioneranno e premieranno personalmente gli artisti e li inviteranno ad esporre gratuitamente nella "La Galleria Ess&rrE" che selezionerà 3 artisti da esporre gratuitamente in una fiera d’Arte nel calendario del 2018

Quota di Iscrizione
La quota di partecipazione, è di 200,00 € e ogni artista avrà a disposizione 1,5 mt. lineari per una o più opere, da versare a mezzo bollettino postale o bonifico bancario.
(Inviare copia del versamento al seguente indirizzo email:  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Gli artisti dovranno conservare copia del pagamento.
La quota di iscrizione non è rimborsabile.
N.B.
Il modulo di iscrizione è scaricabile in calce a questa pagina.

Modalità di pagamento

Postepay: 4023600639155318 intestata a Roberto Sparaci
Bonifico  Bancario:
IBAN:  IT10K0538703200000002169513
Intestato a Acca Edizioni Roma Srl
Bonifico Postale:
Iban:  IT83T0760103200001036490678
Intestato a Roberto Sparaci
Sponsor Manifestazione

“due minuti di arte”

Dal 13 maggio Venezia ha aperto le porte (e i canali) al meglio dell’arte contemporanea, per la 57/a Esposizione Internazio-nale d’Arte dal titolo VIVA ARTE VIVA, curata da Christine Macel e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta. Fino a domenica 26 novembre 2017 i Giardini e l’Arsenale ospiteranno le opere di 120 artisti provenienti da 51 Paesi, tra cui Antigua e Barbuda, Kiribati, Nigeria, presenti per la prima volta.
La Biennale di Venezia non è una semplice esposizione di arte contemporanea: è uno di quegli eventi ormai entrati nella cultura collettiva, che fa scalpore, spesso fa discutere e cambia il modo di intendere e di fare arte, capace com’è di cogliere i mutamenti e le pulsioni (e ten-sioni) sociali.
L’evento ha sempre fatto parlare di sé: dalle proteste nel 1922 per la retrospettiva su Modigliani, a due anni dalla morte, che venne considerata poco adatta a causa dello stile di vita dissoluto dell’artista livornese; alle tensioni della Biennale del 1968, sfociate in una vera e propria rivolta; fino alle proteste nel 2011 degli animalisti contro l’opera The Tourists (oggi si chiama Others) dell’italiano Maurizio Cattelan.
Basterebbe questo per convincere anche chi non mastica l’arte tutti i giorni a farle visita, se poi si aggiunge il fatto che l’esposizione coinvolge i luoghi più belli della città di Venezia, allora è difficile trovare scuse per non vederla almeno una volta nella vita.
biennale arte venezia modigliani 1930 storia artisti riassunto due minuti di arteweb

LA STORIA DELLA BIENNALE D’ARTE DI VENEZIA E I SUOI ARTISTI RIASSUNTA IN DUE MINUTI (DI ARTE)
1. La Biennale d’arte di Venezia è una tra le più importanti manifestazioni internazionali d’arte contemporanea al mondo. La prima edizione risale al 1895, all’epoca fu battezzata come: “1ª Esposizione internazionale d’Arte della città di Venezia”.
2. L’evento viene organizzato ogni due anni dall’ente Biennale di Venezia, un organismo no profit che organizza altri importanti eventi nell’ambito del cinema, del teatro, della musica, della danza ma soprattutto dell’architettura, grazie alla prestigiosa Biennale di architettura che si svolge ad anni alterni rispetto alla Biennale d’arte.
3. Il cuore della Biennale d’arte di Venezia è l’area dei Giardini Napoleonici, dove vennero eretti i primi padiglioni. Il più antico è il Padiglione Centrale, che nel tempo ha cambiato struttura, ruolo e nome (in origine “Palazzo Pro Arte”, dal 1934 “Padiglione Italia”). Oggi è una struttura polifunzionale e punto di riferimento per chi visita la Biennale.
4. Il primo Paese a costruire un padiglione proprio fu il Belgio, che lo eresse nel 1907.Oggi l’area della Biennale ospita 29 padiglioni di diverse nazioni. Alcuni di questi sono stati progettati da architetti passati alla storia: quello dell’Austria, ad esempio, che risale al 1934 è opera di Josef Hoffmann, il maestro della “Secessione” viennese.
5. L’area espositiva della Biennale d’arte di Venezia non si limita ai Giardini, ma si sviluppa in gran parte della città: dagli spazi espositivi all’Arsenale, ai padiglioni dei Paesi ospitati in diverse zone della laguna fino ai numerosissimi eventi collaterali organizzati per l’occasione.
6. Come ogni evento di spicco, la Biennale di Venezia è interprete (e a volte vittima) delle pulsioni e dei mutamenti della politica e della società: negli anni Trenta ad esempio la Biennale passò dal controllo del Comune di Venezia a quello dello Stato fascista, con un conseguente controllo sulla libertà creativa degli artisti, in aperta contraddizione con lo spirito della manifestazione.
7. Storiche furono le contestazioni alla Biennale del 1968: alcuni artisti contestarono lo statuto della Biennale, considerato fascista e si opposero a quello che consideravano un esempio di mercifi-cazione dell’arte.
8.Su tutti gli artisti, i più agguerriti furono Gastone Novelli e Guerrini che insieme ad altri colleghi e agli studenti dell’Accademia di Belle Arti diedero vita a manifestazioni che vennero represse con violenza dalle forze dell’ordine.
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In segno di solidarietà con i manifestanti molti artisti ritirarono le loro opere dalla manifestazione o decisero di rivolgerle verso il muro, in modo che ai visitatori fosse mostrato solo il retro.
9. Il grande Picasso invece dovette aspettare il 1948 per vedere le sue opere esposte alla Biennale di Venezia. A dire il vero, nel 1910 una delle sue opere fu esposta per breve tempo nel padiglione della Spagna, ma il Segretario Generale Fradeletto la censurò perché avrebbe potuto scandalizzare il pubblico con il suo linguaggio artistico troppo innovativo.
10. Il record di visitatori è detenuto dalla edizione della Biennale n.55 (2013), che ha fatto registrare ben 475.000 visitatori. L’edizione 2017, dal titolo “VIVA ARTE VIVA” coinvolge 51 Paesi e 120 artisti dei quali 103 sono presenti per la prima volta.
di Marco Lovisco
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“Tra&art”

Molti sono i fattori che entrano in gioco durante il travagliato processo per prendere in considerazione l'acquisto di un quadro. Si passa dal colpo di fulmine immediato alla ponderosa considerazione di effettuare un investimento futuro.
La scena del dramma è più o meno la seguente: vi trovate ad un vernissage, presso una nota galleria d'arte, o forse siete stati trascinati da amici ad una delle tante fiere mercato disseminate lungo il territorio dello Stivale che si svolgono quasi ogni mese.
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Visto uno e poi l'altro dei tanti stand ecco che, inaspettata, appare una visione, un'evocazione dal profondo, un'epifania: siete di fronte a voi stessi, a quell'immagine che meglio di mille parole traduce il vostro essere più interiore. Forme ad altri misteriose che sanno invece parlarvi senza uso della parola. Colori e tonalità che meglio di ogni altra in natura sa commuovervi e rendervi felici ad un tratto.
Un moto improvviso vi spinge a chiedere il costo di quel talismano, ma ecco, dal fondo dello stand irrompere tempestiva vostra moglie: “Ma caro, bel quadro per carità, ma c'è troppo blu, ce lo vedresti un quadro così blu sopra il nostro divano rosso”?
E non c'è parola di astuto venditore o di loquace critico che potrebbe cambiare le cose. Il quadro rimane blu, il divano rimane rosso, i due non si armonizzano e le donne non cambiano idea.
Dite la verità, quante volte anche voi avete sentito dire che quel quadro proprio non stava bene in salotto, sopra al divano.
E già, perchè il destino di molti quadri è finire sopra ad un divano. Mai il contrario; se no altro per ovvie leggi di gravità. Avete mai sentito dire: “E no, purtroppo quel divano non s'intona col nostro quadro multicolore di Ugo Nespolo, non avete qualcosa di più giocoso”? Chissà, magari accade, ma chissà per quale arcaico motivo, è sempre l'arte a doversi a-dattare all'arredo. Forse perchè quando mettiamo su famiglia non pensiamo subito ad abbellire una parete ma, giustamente, al tavolo, alle sedie, al salotto, al divano e... e adesso come copriamo quella parete bianca sopra al divano? Ci vorrebbe proprio un bel quadretto.
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In Francia lo chiamano “Canapè” perché realizzato in stoffa di canapa. In antichità si usava il termine “Ottomana” in quanto, la tradizione delle lunghe sedute, pare abbia avuto origine mediorientale. Nell'antica Roma regnava il triclinio.
Come ben si vede da quest’immagine, già ai tempi di Roma Imperiale, il divano era luogo di convivialità, di piacere e forse di affari.
Mentre il letto è luogo consacrato all'intimità coniugale, il divano è sempre stato una zona neutra aperta all'incontro.
Molte illustrazioni erotiche settecentesche, mostrano incontri amatoriali svolgersi proprio su divanetti foderati di broccati e velluti.
Come però potete vedere, anche in questa immagine erotica dell'ottocento che ha come coprotagonista il divano, alla parete retrostante, c'è, guarda caso, un quadro. Sembra antico, allora, il sodalizio tra quadro e divano; una complicità che parte da lontano.
Ancora nell'Ottocento e primi del Nove, il divano è rappresentato come luogo del piacere e della sensualità se non quando della sessualità vera e propria.
Sarà per questo che l'inventore del metodo psicanalitico, basato sulla teoria delle pulsioni sessuali, Sigmund Freud, faceva stendere i suoi pazienti proprio su un divano, nel tentativo di portare alla luce lubrichi desiderii incestuosi?
A seguire inserisco un quadro del nipote, Lucian Freud, anch'egli non troppo sano di mente, riproducente il ritratto della “Ispettrice dei sussidi addormentata” questo è il titolo. Il divano sembra qui essere la sintesi del pensiero freudiano...
E pensando a malattia mentale, arte e divani, questa immagine non richiama forse a quella più recente che ritrae la poetessa Alda Merini in bella mostra di sé sul canapè?
Le epoche trascorrono, le abitudini cambiano, ma il divano resta comunque luogo d'elezione del riposo, dello svago, della riflessione e del piacere. Se un tempo sul sofà si trascorrevano ore di piacere sensuale, oggi si trascorrono ore di piacere virtuale: davanti alla tivvù o magari con un computer appoggiato sulle gambe. Anche i Simpson, prìncipi delle serie televisive più amate e durature, testimoni di una cultura piccolo borghese americana, vengono rappresentati comodamente spamparanzati sul divano che, naturalmente, anche quello, vuole la sua corona dipinta affissa alla parete:
Insomma il divano regna e vuole essere elevato a dignità d'opera d'arte, tanto che se non può essere rappresentato, almeno vuole la sua degna corona: un quadro d'autore che ben si accordi con forme e colori.
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Eccolo dunque, trono e Re egli stesso con una degna corona, così come viene rappresentato oggi dai maggiori produttori di divani:    
Dunque l'arte asservita all'arredamento, l'anima asservita alla materia. Si può arrivare al paradosso di vedere un pezzo unico di Fontana da 900.000 euri far da testata ad un divano multiplo di sé stesso da 3.000 euri... Direi che nel quadro della situazione c'è qualcosa che non quadra. Come diceva il critico d'arte Gino Padula: “Quando l'arte è prodotto funzione di un mercato, quella perde ogni valore a tutto vantaggio del prezzo”.
In alcuni casi, poi, si assiste ad una transizione di valore: il divano vuole affrancarsi da questa dipendenza, vuole bastare a sé stesso, si domanda: “Ma perchè non posso essere valorizzato per quello che sono, in fondo anche io sono un'opera d'arte, no”?
E così assistiamo alla transmutazione, il dna dell'arte riconosciuta penetra nel mobile ed il mobile assume su di sé il sacro fuoco divenendo questo:
Abbiamo così ottenuta una mutazione postatomica, un'embricazione il cui risultato è una pessima copia d'autore, un tavolino dove perdere gli occhiali ed un divano tanto scomodo da rendersi inutilizzabile.
Ma perchè, pensa il divano, mi debbo abbassare così tanto da voler essere solo una copia di un'opera d'arte?
Accade così che il divano, per partenogenesi, si automoltiplichi e, quasi dotato di coscienza propria, vada alla conquista della verticalità sino a ieri appannaggio del dipinto e si faccia egli stessi quadro. Non abbiamo più bisogno di tele e cornici, ora. Adesso c'è lui: “Lago”, il divano che alla parete si allaga:
Non c'è che dire, l'idea è buona e sarà anche molto utile in futuro, presso le nostre colonie lunari a scarsa gravitazione.
 Eppure...
di Alimberto Torri
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Cristian Ber

In un mondo abitato dalla riproducibilità il confine tra l’originale e la copia viene meno. Si sfaldano i legami che delineano l’unicità dell’opera, che pur tuttavia sopravvive caricandosi di significati altri.
Eppure ancor oggi è possibile, attraverso audacia e ricerca, svincolarsi dall’immobilismo del sempre uguale, raggiungendo anche con l’ausilio della tecnologia l’autentico primigenio.
L’intima ed aulica “Fotopittura dell’anima” di Cristian Ber si configura come un ineguagliabile compendio armonico in cui il farsi emozionale si compenetra all’idillica potenza della natura, sconcertante in tutte le sue modulazioni dominate da quiete o turbolenze. Allo stesso modo il paesaggio da sovraumano ed ancestrale si modula alle esigenze dell’uomo abitandosi di civiltà, che tuttavia appare non in contrasto, bensì in concordanza con l’esistente, quasi che l’artista compiesse un viaggio nel tempo ed oltre il tempo, rendendolo vivido ed immortale e contemporaneamente esistente.
Fernando Pessoa ne “Il libro dell’inquietudine” offre un’intensa riflessione: «È in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò, se li immagino, li creo; se li creo, esistono; se esistono, li vedo come gli altri. A che scopo viaggiare? […] Dove altro mi troverei se non dentro me stesso e nel tipo e genere delle mie sensazioni? La vita è ciò che ne facciamo. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo».
HONG KONG 2017 web
Qualcosa di analogo accade negli orizzonti di Cristian Ber, in cui il raffigurato non è più soltanto il reale, non è più ciò che ognuno simultaneamente e similmente potrebbe carpire con il mezzo foto- grafico o pittorico, ma è qualcosa di sensibilmente profondo, è l’IDEA stessa del paesaggio.
Del resto egli connota sin dal titolo il senso delle sue ideazioni, creando una sorta di neologismo “Aer Mundi” che denota l’intesa evanescenza di questi suggestivi scenari aperti a molteplici interpretazioni. Siano essi panorami catartici sospesi nella rarefazione, meditazioni mistiche, turbinii inconsci, fluttuazioni oniriche, pensieri che alla stregua di nubi si elevano librandosi verso l’etere, hanno una capacità attrattiva senza eguali. Il riguardante ne rimane inebriato, si avvicina all’opera, si immedesima, si confonde e si fonde nelle pieghe dei significativi e significanti universi magmatici.
Il raffigurato che rimanda al noto, si smaterializza assumendo l’astrazione dell’immagine mentale che si ravviva di nuova potenza espressiva.
Nel già citato saggio Fernando Pessoa suggerisce un ragionamento che appare calzante all’estetica di Cristian Ber: «Per dar rilievo ai miei sogni ho bisogno di conoscere in che modo i paesaggi reali e i paesaggi della vita ci sembrano rilevanti. Perché lo sguardo del sognatore non è come lo sguardo di chi guarda le cose. Nel sogno, non è possibile posare lo sguardo sull’aspetto importante e non importante di un oggetto che esiste nella realtà. Il sognatore vede solo il lato importante. La realtà vera di un oggetto è solo una sua parte; il resto è il pesante tributo che esso paga alla materia in cambio di poter esistere nello spazio. In modo simile, nello spazio non c’è realtà per certi fenomeni che nel sogno sono palpabilmente reali. Un tramonto reale è imponderabile e transitorio. Un tramonto di sogno è fisso ed eterno».
Eterni sicuramente sono i paesaggi di Cristian Ber, caratterizzati però dal moto della materia, dalla potenza delle meraviglie del cosmo, che nei loro movimenti fluttuano con la medesima struttura del sogno, dell’immaginato, del vissuto tra noto ed ignoto, poiché in grado di svelarsi ed al contempo di custodire il mistero. Il compito della sua arte è anche quello di lasciare delle visioni inesauribili, in cui l’osservatore si disperde vivendo esperienze uniche, suscitate dall’impatto visivo di ambienti surreali che smuovono le corde dell’immaginazione e del vissuto interiore. Egli intesse un ponte dialogico con il riguardante; lo invita ad immergersi nel paesaggio per vedere o esperire anche quello che non avrebbe mai visto e vissuto.
La fotografia, impressa sulla tela, attraverso l’intervento pittorico, che avviene mediante la tecnica dell’aerografo, diviene sublime immaginifico, accentuato dagli effetti illusionistici delle nubi che creano una dimensione ulteriore. L’evanescenza delle nuvole soffuse ci restituisce l’aria fresca del mattino, la brama della tempesta, la quiete della sera, o il sospiro del tempo trascorso, in essere, oppure in divenire.
MILANO 2017web
Uno scenario magico in cui le cromie acquisiscono gradazioni struggenti equivalendosi, in quanto ad assonanze espressive, con la poetica di William Turner, che elevò il paesaggio ai moti dell’anima, in cui la luce, divenendo una sorta di entità vivificante, dirompeva dilatandosi tra le cromie. Quella modalità di ritrarre la natura in modo idealistico, connotandola di tattili emozioni, la ritroviamo nell’operato di Cristian Ber, dove mediante la compenetrazione tra il pittorico ed il fotografico, i fenomeni atmosferici si scindono in nebulose soavi. Conformazioni evanescenti ed al contempo turbinose, stati d’animo prorompenti e mutevoli che abitano l’aere. Orchestre di visioni, suoni, modulazioni espressive. Non più il reale ma l’ideale.
Un passo contenuto ne “Le confessioni” di Agostino d’Ippona guida la nostra consapevolezza nella comprensione degli orizzonti di Cristian Ber : «Giungo allora ai campi e ai vasti quartieri della memoria, dove riposano i tesori delle innumerevoli immagini di ogni sorta di cose, introdotte dalle percezioni; dove sono pure depositati tutti i prodotti del nostro pensiero, ottenuti amplificando o riducendo o comunque alterando le percezioni dei sensi, e tutto ciò che vi fu messo al riparo e in disparte e che l'oblio non ha ancora inghiottito e sepolto. Quando sono là dentro, evoco tutte le immagini che voglio. Alcune si presentano all'istante, altre si fanno desiderare più a lungo, quasi vengano estratte da ripostigli più segreti. Alcune si precipitano a ondate e, mentre ne cerco e desidero altre, balzano in mezzo con l'aria di dire: "Non siamo noi per caso?", e io le scaccio con la mano dello spirito dal volto del ricordo, finché quella che cerco si snebbia e avanza dalle segrete al mio sguardo; altre sopravvengono docili, in gruppi ordinati, via via che le cerco, le prime che si ritirano davanti alle seconde e ritirandosi vanno a riporsi ove staranno, pronte a uscire di nuovo quando vorrò».
Testo critico di Paola Simona Tesio
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Carlo Mattioli

Il Labirinto della Masone a Fontanellato (Parma) ospita un’importante mostra dedicata al grande pittore Carlo Mattioli  (1911-1994), curata da Fondazione Franco Maria Ricci e Archivio Mattioli, visitabile fino al 24 settembre prossimo.
La rassegna è  un omaggio di Franco Maria Ricci a Mattioli, concittadino e amico con il quale condivideva lo stretto legame con la città di Parma e il suo territorio, e rappresenta un’occasione imperdibile per approfondire la conoscenza di un artista apprezzato soprattutto per la molteplicità dei linguaggi che ha saputo fondere  in uno stile unico.
"Il mio desiderio afferma Franco Maria Ricci oggi esaudito grazie anche alla attenta partecipazione della famiglia Mattioli, è quello di presentare una mostra e un libro che, attraverso una scelta dei risultati più alti, conservi il profumo seducente ed elusivo di questo pittore appartato e incline alla contemplazione. Un’intenzione simile a quella che ebbi quando, molti anni fa, pubblicai nel numero 67 della mia rivista FMR l’affascinante serie degli Alberi di Carlo Mattioli".
Modenese di nascita e parmigiano d’adozione, Mattioli è stato un artista di spicco del Novecento italiano, con il suo stile essenziale e sobrio, che invita alla meditazione attraverso pochi elementi atti a carpire i profumi e l’atmosfera dei luoghi, grazie anche agli influssi letterari derivanti dall’ambiente da lui frequentato, fecondo di poeti e letterati come Luzi, Bertolucci, Testori e Garboli.
In mostra una sessantina di opere, molte delle quali inedite, selezionate  da Sandro Parmiggiani e Anna Zaniboni Mattioli, nipote dell’artista e responsabile dell’Archivio. Il percorso della rassegna attraversa trent’anni dell’opera del Maestro, dal 1961 al 1993, e presenta i dipinti più significativi delle serie che lo hanno reso noto: dai Nudi alle materiche Nature morte, dai rivisitati Cestini del Caravaggio agli Alberi e ai personalissimi Ritratti, dai Paesaggi alle Spiagge della Versilia, dalle Aigues Mortes ai Campi di grano e papaveri.
La mostra si apre con una ventina di dipinti che ricordano la matericità delle opere di Burri, per via delle paste spesse e materiche che formano immagini che, se ad un primo impatto sembrano colline terrose, ad uno sguardo più attento rivelano dei nudi sdraiati, sintetici e talmente criptici da tendere all’astratto. I colori sono talvolta bui talaltra chiarissimi e impalpabili, rispecchiando la variabile emotiva dell’altalena della vita.
Nella seconda sezione della mostra sono esposti i bozzetti di scene e costumi di un inedito Mattioli artista per il teatro, attivo come costumista e scenografo nei primi anni Cinquanta per opere di lirica e prosa (Trovatore di Verdi, Medea di Jeffers, Nozze di sangue di Garcia Lorca, Incendio al teatro dell’opera di Georg Kaiser, L’importanza di chiamarsi Ernesto di O. Wilde).
Si prosegue con le nature morte, di taglio essenziale, in cui  gli elementi racchiudono l’essenza della quotidianità, come nella rivisitazione dei Cestini del Caravaggio in cui il dipinto del Merisi viene interpretato in chiave morandiana, sintetica. Un cenno a parte meritano i paesaggi, in cui la linea dell’orizzonte, alta, lascia poco spazio al cielo ed immerge  prepotentemente lo sguardo dello spettatore nel campo fiorito, ora color lavanda ora color papavero. E’ intorno al 1969 che Mattioli, dopo tante figure, nudi, ritratti e nature morte si rivolge alla natura, inondando le sue tele di colori verdi e luminosi. Uno scorcio di campagna viene rappresentato con un semplice tratto di verde più scuro, tendente all’astrazione spaziale. Ed è nella terza e ultima parte della mostra che è possibile tuffarsi nei grandi Paesaggi, le opere forse più conosciute concepite negli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta. Colori intensi e materici, che riflettono l’amore di Mattioli per la natura. Campi di papaveri,  Boschi, Ginestre, Lavande e le Aigues Mortes. Opere paesaggistiche in bilico tra figurazione ad astrazione, in grado di suscitare nel fruitore emozioni che vanno al di là della semplice visione fotografica, senza tuttavia trascendere nell’astrazione vera e propria, in quanto gli elementi figurativi appaiono riconoscibili nella loro espressione sintetica. Spiccano tra le altre opere gli  inconfondibili alberi, icone immerse nella luce accecante estiva, tra cui lo splendido albero rosa del 1980, scelto per la locandina della rassegna.
Mattioli è anche inspiegabilmente attratto dalle tenebre, che avvolgono i suoi nudi e le sue nature morte, i suoi  ritratti e meno frequentemente i suoi paesaggi. Per dirla con le parole di Garboli, “la luce secondo Mattioli, crea una drammaturgia esteriore; mentre i colori dell’universo sono trionfali, ma opachi, morti.” Nella mostra antologica del 1970 erano stati esposti due paesaggi, dipinti nel 1969, sui quali una coltre di nero scuriva tutto il cielo, due opere che erano il preludio dei molteplici paesaggi notturni e tenebrosi, talvolta arricchiti solo dalla luna. Il nero è uno dei  colori prediletti di Mattioli, e ci vorrebbe uno psicologo per analizzare il suo carattere attraverso le sue opere e i suoi disegni. Il nero di Mattioli è un elemento molto interessante, accostabile sia al nero di Burri che a quello di Ad Reinhardt. Come loro, Mattioli esegue opere pittoriche con una materia che, se da un lato  sembra abolizione di colori, dall’altro li potenzia, come sostenne Roberto Tassi nel 1995.
Grande attenzione in questa mostra è rivolta ai Ritratti che occupano buo-na parte dell’opera di Mattioli fin dagli esordi. Accanto al celebre Autoritratto con Anna del 1982 sono esposti alcuni ritratti dedicati a De Chirico, Guttuso, Manzù, Carrà, Longhi, Rosai, insieme a quattro ritratti di Giorgio Morandi del 1969, messi a confronto per la prima volta nella stessa rassegna. Ritratti meditati che non sono meramente fotografici ma restituiscono al visitatore l’anima del personaggio rappresentato.
Il visitatore della mostra può notare due caratteristiche che distinguono l’opera di Mattioli: da un lato un linguaggio monumentale, scelto anche nella pittura di soggetti semplici co-me nella serie degli alberi; dall’altro il piacere della manipolazione del materiale, utilizzato attraverso la me- tamorfosi dei vari amalgami con la superficie pittorica, quasi a creare quadri-sculture, bassorilievi pittorici.
Come scrive Sgarbi: “la natura nella sua infinita varietà è il tema della intera opera di Mattioli, che in essa si cala per restituircene l’essenza, in una esperienza totale, mistica, consumandosi nella visione.”
La mostra celebra anche l’uscita del Catalogo Generale dei dipinti, realizzato da Franco Maria Ricci con la prefazione di Enzo Bianchi, fondatore della Comunità di Bose, i testi critici di Vittorio Sgarbi e Marco Vallora, la biografia aggiornata dell’artista a cura di Marzio Dall’Acqua. Contiene inoltre la bibliografia completa, l’indice di tutte le esposizioni personali e collettive, l’elenco di tutti i 2700 dipinti schedati e circa 150 riproduzioni a colori di grandi dimensioni delle opere più rappresentative dell’artista, selezionate dall’Editore stesso. L’Archivio Mattioli, in considerazione delle nuove tecnologie di comunicazione, ha scelto di affiancare ad un volume cartaceo di circa duecento pagine, un file digitale racchiuso in una chiavetta USB contenente in dettaglio tutte le schede e le riproduzioni a colori e in bianco e nero delle opere.
Grazie all’impegno delle Istituzioni di Parma e dell’Archivio Mattioli, è stata allestita anche una mostra collaterale, Nella pagina e nello spazio. Mattioli illustratore e scenografo, alla Biblioteca Palatina di Parma (27 maggio – 22 settembre ). Profondo conoscitore della letteratura italiana ed europea Mattioli, negli anni Quaranta e Cinquanta, ha collaborato con Ugo Guanda alla veste grafica dei volumi agli esordi della Casa Editrice per poi dedicarsi, negli anni Sessanta, all’illustrazione vera e propria di capolavori classici (Divina Commedia, Decameron, Canzoniere del Petrarca, Belfagor di Machiavelli, Orlando Furioso, Novelle del Sermini, Venexiana, Ragionamenti dell’Aretino) e moderni (Stendhal, Hofmannsthal, Gustavo Adolfo Bécquer, Garcia Lorca, Balzac, Leopardi). In mostra sono esposti i libri, vere edizioni d’arte, affiancate dai disegni originali.
Lo Studio del pittore, nel Secentesco Palazzo Smeraldi accanto al Duomo di Parma, è visitabile su appuntamento (per prenotazioni Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. tel. 0521 231076 al mattino). L’atelier è stato conservato così come l’artista lo ha lasciato: ecco davanti a noi, come se Mattioli ne fosse appena uscito, le tavolozze, i pennelli, la giacca imbrattata di mille colori, i tubetti ancora aperti e le opere compiute ed incompiute.
In mostra è anche visibile il video Viaggio terrestre e celeste nella pittura, coprodotto da Archivio Carlo Mattioli e Solares Fondazione delle Arti, un viaggio di 30 minuti nella pittura del grande artista emiliano. Un racconto che parte dai luoghi dell’infanzia e dalle esperienze formative, dalle amicizie, dalle relazioni interpersonali che sono state la linfa vitale che ha condotto la creatività e la produzione artistica di Mattioli. Una biografia con immagini di repertorio  ed interviste a critici e storici dell’arte quali Maurizio Calvesi, Gianfranco Maraniello, Simona Tosini Pizzetti e Arturo Carlo Quintavalle, e testimonianze di intellettuali come Mario Luzi, Maurizio Chierici, Attilio Bertolucci, Federico Fellini, Enzo Biagi.
La mostra dedicata a Carlo Mattioli rappresenta dunque una occasione imperdibile per scoprire o riscoprire l’opera di un artista sorprendente, moderno e, per finire con le parole di Sgarbi: “con autenticità di visioni e di emozioni […] e sempre a cavallo tra figurazione e astrazione”.
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