Emanuele Marsigliotti: “Moduli abitativi per anime perdute”
Mostra personale antologica a cura di Marina Sonzini
Emanuele Marsigliotti, in arte ILME, nasce a Roma nel 1981.Nel 2000 consegue il diploma presso l'Istituto Statale d'Arte di Roma, consolidando la padronanza delle tecniche esecutive tradizionali. L'anno successivo l'iscrizione alla Facoltà di Architettura di Roma (Valle Giulia) segna uno snodo cruciale nel suo linguaggio: è qui che l'artista interiorizza l'essenza del rigore strutturale, imparando a dialogare con lo spazio e a far coesistere una solida impostazione geometrico-progettuale con la più libera e pura creatività. Emanuele è una persona riservata, incredibilmente sensibile di fronte a ciò che accade nel microcosmo di ogni esistenza umana e nel macrocosmo della storia contemporanea. Raccontare l’arte e le opere di Emanuele Marsigliotti è una sfida. Due decenni di sperimentazione eclettica, eterogenea, a volte classica a volte straordinariamente innovativa, che va dalla pittura figurativa a olio sino alla scultura in cartone, dai libri d’artista in legno al disegno piegato, dal disegno digitale sino alla videoarte.
Ha esposto in tante Biennali del Libro d’Artista, poi a Narni, a Calcata, innumerevoli volte a Roma; ha partecipato alla Roma Art Week, a Human Rights, al Miami New Media Festival. Opere sempre così originali da distinguersi nettamente dai linguaggi omologati e in gran parte terribilmente noiosi che affollano le mostre contemporanee; cose esposte discretamente, che parlavano senza gridare o forse, semplicemente aspettavano di parlare davvero.
Un mondo che a volte può turbare, a volte persino disturbare per quanto è diretto e intimo, per quanto scende nell’abisso di quella visione dell’animo umano che molti artisti evitano di affrontare perché occorre grande forza per guardare e guardarsi in faccia veramente. Emanuele lo fa. Scava nelle pieghe, entra – attraverso lo sguardo degli occhi che dipinge o disegna ossessivamente – dentro il nostro non raccontato.
Poi libera la fantasia e ricostruisce pezzi di uomini andati in frantumi. Visti da lontano sembrano modellini di palazzi visti in sezione, come se potessimo guardarci dentro. In realtà, stiamo guardando dentro a uomini e donne come noi, forse proprio dentro di noi. Come se fossimo fatti di tante “stanze” e in ciascuna di queste stanze ci fosse un pezzo del racconto. Di ciò che siamo o di ciò che facciamo, dei tanti ruoli che viviamo nelle nostre vite (spesso non per scelta), un accumulo di cose che non bastano più né a definirci né a renderci liberi, anzi sono probabilmente proprio la causa della nostra immobilità. Moderni telamoni, atlanti che si sono trasformati in umanoidi. Una modernità che - correndo a schiantarsi nel transumanesimo - perde i pezzi, e sono tragicamente pezzi umani, gli ultimi pezzi ancora umani. Che Emanuele raccoglie, ricompone, prova empaticamente a comprendere e raccontare. Prova a ritrovare un ordine, a rimettere in equilibro, a ridare forma compiuta, a ridare un senso. Un lungo sguardo nell'inconscio, attraversando ambiguità e spazi emozionali in cerca di elementi umani in continuo mutamento, con un senso introspettivo contemporaneo e al tempo stesso primordiale.
Ripercorrendo antologicamente l’opera di Emanuele ripartiamo dai Burattini del Pensiero, una riflessione sui tanti burattini che pensano di essere senza fili. Richiamano concettualmente quelli di “Cosa sono le nuvole” di Pasolini; partendo da figure metafisiche de chirichiane, giungono alla soglia del contemporaneo (Annigoni, ad esempio) un attimo prima che la tecnologia li inghiotta definitivamente. Questo è il primo dei collegamenti a Pasolini, che ha determinato la scelta del luogo e della data per questa mostra.
Poi le piegature, e qui i riferimenti vanno da Bonalumi ad Hantai, ma Emanuele le usa per mostrare le pieghe dell’Io, per farne emergere volti rimasti tra quelle pieghe o, forse, piegati dalla vita.
In pittura Emanuele dà prova di una bravura accademica che può arrivare sino all’iper-realismo, a cui però non cede e in cui non indulge, perché ciò che vuole raccontare è sempre più importante del come. E allora mani, occhi, orecchie in ascolto. Volti enigmatici, incarnati traslucidi, e sempre e soprattutto, sguardi.
Altro tema molto caro, gli uccelli. Wings of desire, ali di libertà, piume evocative, nidi, voli. E ancora una volta, occhi. Occhi che ci guardano dall’alto della loro prospettiva. Ci osservano, ci interrogano.
E poi i disegni, anche quelli modernamente digitali eseguiti semplicemente con un dito sul pad, generano decine e decine di volti. Sguardi che ti entrano dentro.
Poi ancora le geometrie, ovunque. Perché l’universo è fatto di geometria, le nostre stesse emozioni hanno una matrice geometrica e quindi inconsciamente entriamo in risonanza con queste figure che emergono, si fondono o forse si dissolvono dentro una rete tridimensionale di connessioni.
Quello di Emanuele è un mondo talmente vasto che sbalordisce per la capacità di passare da una tecnica all’altra con maestria, originalità e innovazione. Questa mostra ne racconta i cicli principali, la varietà e la capacità tecnica con cui passa da una materia all’altra. La mostra è ospitata dalla Galleria Ess&rre al Porto Turistico al Lido di Ostia. Siamo a poche centinaia di metri dall’Idroscalo, dove nella notte tra l’1 e il 2 Novembre 1975 venne massacrato e ucciso Pier Paolo Pasolini.
Pasolini aveva già compiuto – da scrittore, poeta, cineasta e giornalista – tutta la riflessione sulla società contemporanea e sull’Uomo che ritroviamo nell’opera di Emanuele. Partendo come Emanuele dalle periferie e arrivando dritto nel cuore della cultura dominante. Guardando in faccia la Storia, i mutamenti antropologici e i bisogni inascoltati dell’uomo. Che a farsi quelle domande oggi sia ancora una volta un artista non è un caso, perché sono proprio gli artisti ad essere campanelli di allarme. Sentono, vedono, vivono e raccontano, a volte ci sbattono in faccia ciò che evitiamo o fingiamo di non vedere, perché sinché esiste una zona di comfort dove le cose sembrano non toccarci e non appartenerci, pensiamo di essere in salvo. Invece “siamo tutti in pericolo”.
È per questo che questa mostra è allestita a pochi passi dall’Idroscalo nella settimana del 51° anniversario dell’omicidio Pasolini e si aprirà il 31 ottobre alle ore 17 alla presenza della giornalista d’inchiesta Simona Zecchi, che presenterà il suo terzo libro “Pasolini: ordine eseguito” (Ponte alle Grazie). I 15 anni di ricerche di Simona sono partiti dall’idroscalo e qui ritornano, a chiudere il cerchio. Emanuele esporrà tre opere dedicate a Pasolini e da lì partirà il racconto del ventennale lavoro di questo giovane artista che promette di stupire, sia per la profondità della sua visione sia per la padronanza di linguaggi e tecniche con cui racconta l’Uomo e il tempo contemporaneo.
In collaborazione con Feltrinelli - Ostia
Galleria Ess&rre, Lungomare Duca degli Abruzzi 84, Porto Turistico, Lido di Ostia (RM) Locali 840-841
Vernissage 31 ottobre 2026 dalle ore 17
31 ottobre - 17 novembre 2026 - Orari 10-13 e 15-19. Domenica chiuso
Info: 388 6378032 - 329 4681684
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